Intervista a Trio: un triplista “per caso” da Europei

Trio a Tampere
Trio a Tampere (luglio 2013)

Quando lo chiamo mi dice che si è svegliato alle cinque di pomeriggio perché la sera prima è andato a ballare. Insomma, Antonio Trio, classe 1993, è un ragazzo come tanti altri, salvo quella sfacciata abilità nel saltare. “Devo dire grazie anche a madre natura”, mi dice quando gli confido la mia leggera invidia che altro non è che stima e ammirazione. L’atleta messinese, nato a Milazzo e tesserato A.S. Dilett. Atl. Villafranca, è un figlio d’arte: il padre saltatore in alto e lo zio mezzofondista. Lui è un triplista “per caso” che però ha già fatto il suo primo Campionato europeo under 23 e quest’anno, ancora secondo anno Promesse, punta ai Campionati Europei assoluti.

Com’è nata la passione per l’atletica? E per il triplo?

Prima di fare atletica facevo già molti sport: calcio, nuoto e basket. La passione per l’atletica in particolare è nata grazie a un allenatore della mia zona che gareggiava per la Libertas (Giuseppe de Gaetano) che mi ha portato a fare corse campestri. Ma non è che mi entusiasmassero molto le campestri. Quando sono entrato all’Industriale e ho incontrato Pippo Geraci lui mi ha fatto conoscere Franco Ripa (allenatore dell’A.S.Dil.Atl.Villafranca) e sono entrato in questa bellissima società. Ho fatto una prima gara di lungo a Ragusa e ho fatto 5.75. Mentre la passione per il triplo è nata con una storia assurda. Siamo andati a fare i campionati di società A3 a Bastia Umbria: io là avrei dovuto fare solo lungo e 4×100 ma il ragazzo che doveva fare  il triplo non era potuto venire. Allora, Franco mi ha spiegato come saltare e mi ha chiesto di farlo. Ho fatto 13.15 e sono arrivato quarto: minimo per i campionati italiani d categoria. L’anno dopo sono andato ai Giochi delle Isole.

Cosa manca secondo te all’atletica messinese? Che consigli daresti a istituzioni ma anche tecnici per rilanciare il settore giovanile a Messina?

Purtroppo all’atletica messinese mancano gli allenatori: ce ne sono pochi. E mancano anche, soprattutto, le strutture. Abbiamo solo il campo Cappuccini di Messina. A  Villafranca la pista è ridotta ai minimi termini. Quest’anno sono stato costretto ad andare a Palermo ad allenarmi. A Milazzo, il mio paese, strutture non ce ne sono tranne un pistino di 110m. Una cosa è conseguenza dell’altra. Se ci fossero strutture e volontà si creerebbe un po’ di movimento, anche giovanile. Bisognerebbe organizzare più eventi per coinvolgere giovani e far loro conoscere l’atletica. Quando dico ai miei amici che faccio triplo ancora alcuni mi chiedono cosa sia!

Com’è stata l’esperienza di Tampere? Cos’hai imparato?

È stata un’esperienza fantastica. Arrivare a essere convocato per un campionato europeo significa che sei tra i migliori in Italia. Ho avuto il piacere di confrontarmi con molti ragazzi: stili di allenamento diversi, modalità di pensiero e culture diverse. Per la prima volta ho provato cosa significa essere un atleta d’élite: è una sensazione che  mi ha preso al 100%. Quest’esperienza mi ha dato la voglia di andare avanti, al di là di tutte le disavventure che ho avuto negli scorsi anni, tutti gli infortuni che mi stavano facendo perdere la voglia di allenarmi. Inoltre, Tampere mi ha dato la voglia di emergere a livello internazionale.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? E i prossimi appuntamenti?

I prossimi appuntamenti sono molti. Prima di tutto, i campionati italiani universitari a maggio a Milano (n.d.r. Trio frequenta la facoltà di Scienze Motorie a Palermo). Poi i campionati italiani promesse i primi di giugno dato che il piazzamento ai campionati italiani determina la convocazione ai Giochi del Mediterraneo che saranno la settimana successiva. Infine, punto ai campionati europei assoluti di Zurigo ad agosto. Il minimo è 16.65, io al momento ho 15.73. Quest’anno voglio fare più di 16 quindi…chissà! L’obiettivo minimo comunque è fare podio ai campionati italiani promesse. L’anno scorso sono andato con la migliore prestazione nazionale ma il nervosismo mi ha fatto andare maluccio in gara.

Avere raggiunto livelli così alti, con pressioni e aspettative provenienti dall’esterno non ti ha fatto perdere il divertimento e la serenità dei primi tempi?

Per quanto riguarda l’ambito familiare, la famiglia mi ha sempre sostenuto: mi stanno accanto e non importa come vanno la gara anche perché vengo da una famiglia di atleti che quindi mi capiscono. Dalla società un po’ di pressioni ci sono però è anche vero che quando arrivano determinati risultati la voglia si triplica. E anche se arrivano delle delusioni in gara ci vuole la forza di rialzarsi. Ad esempio, da allievo secondo anno ero quarto in graduatoria nazionale. Al primo salto mi sono strappato. Arrivato in albergo volevo mollare. Però dato che tutti mi sono stati accanto non ho mollato e l’anno dopo ho vinto il campionato italiano.

Hai detto che ora ti alleni a Palermo. Significa che passerai al CUS Palermo?

Fino a quando non entro in un gruppo sportivo militare rimango al Villafranca. Mi sono trasferito a Palermo perché la struttura a Villafranca non mi dà modo di allenarmi bene. Spesso sono solo e quindi senza stimoli: la voglia così ti passa. Ho incontrato Michele Basile, tecnico di Simona la Mantia, e ho scoperto un mondo. Ora mi alleno con La Mantia ed è uno stimolo. Basile mi segue ogni giorno. In questi anni mi hanno già fatto molte proposte delle squadre del nord dove verrei pagato ma a me non interessa tanto il fattore economico quanto andare al campo dove sono cresciuto e riuscire a guardare la gente in faccia: rimanere al Villafranca è il minimo che posso fare per Franco.

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